I Greci del Ponto.Una tragedia poco conosciuta in Italia

trebi copiaPer raccontare quella che definisce “l’Odissea dei Greci del Ponto” lo scrittore Emidio D’Angelo fa parlare soprattutto Lefteri, un giovane adolescente figlio di una famiglia greca che da generazioni vive a Trebisonda, porto sul Mar Nero.  Dal 1917 circa, gli storici abitanti del Ponto, costa nord orientale dell’Anatolia, iniziano a subire forme di intolleranza da parte del moribondo Impero turco che ha appena perso e sta perdendo parti consistenti di suolo e non si rassegna al ridimensionamento dei suoi confini ed alla presenza di popoli di diversa etnia sul suolo turco. La Turchia deve essere solo dei Turchi. Gli Armeni – protagonisti e vittime del genocidio di massa ancora oggi non riconosciuto ufficialmente dal governo turco – avevano subìto anche  a Trebisonda, circa tre anni prima, il rastrellamento della popolazione maschile e  in città- narra Lefteri – erano rimasti solo bambini, anziani, donne. Un amico di giochi armeno gli ha detto che suo padre è “stato portato via due anni fa insieme ad altri uomini per andare a lavorare in Mesopotamia e nel Caucaso”.

A parte qualche sporadico episodio di insofferenza da parte di piccole bande di bulletti turchi, Lefteri continua ad attraversare quasi tutti i quartieri della sua città, sempre in cerca di scarpe da lucidare. E’ una famiglia molto povera la sua e lui decide di mettersi a fare il lustrascarpe perchè non vuole essere inchiodato in una bottega come garzone e perchè si diverte a girare e a scoprire. Ha fede nella coesistenza pacifica di Turchi, Greci, Armeni, Ebrei, Russi poiché è quello che ha sempre visto. Qualche piccolo dubbio – forse – quando il nonno gli spiega che “furono i greci di Mileto a fondare Trebisonda otto secoli prima che nascesse Cristo…i turchi arrivarono solo qualche  centinaio di anni fa dalle steppe dell’Asia…e costrinsero i greci a lasciare le coste del Ponto per rifugiarsi sulle montagne…e noi pontici siamo sempre stati un popolo senza Stato e senza esercito…”.

A piccoli passi si insinua la tragedia che vivranno tantissime famiglie nate e vissute nel Ponto e che si sono trovate nel mezzo di un terremoto politico in un momento storico recente e crudele a ridosso di una guerra mondiale che ha grondato sangue e del sorgere di nuove potenze mondiali. Perché questo pezzo di storia è rimasto così in ombra finora in Italia? L’Anatolia è proprio così lontana oggi?

copia europa
. da J. Hondius, J. Jansson, Nova Europae Descriptis, Amsterdam 1638 (pubblicata dalla rivista mensile Limes, marzo 2016). Il Mar Nero è indicato col nome di Pontus Euxinus.

 

Con ritmo lento ma implacabile  è descritto che una pacifica comunità inizia ad essere preoccupata poi intimorita da vaghe notizie di scontri e incidenti con i Turchi, da voci di uccisioni di greci e sparizioni, dalla visione di cortei  di individui ritenuti “scalmanati”  che agitano con fare aggressivo e minaccioso striscioni con dipinta la mezzaluna e le parole “LA TURCHIA E’ DEI TURCHI”. Ritroviamo la famiglia di Lefteri alla fine del romanzo, che romanzo non è, esule nella città russa di Novorossisk, sulla sponda opposta del mar Nero dove è fuggita contando anche sul legame religioso con la Russia, l’Ortodossia.

Di lì a poco, siamo all’inizio del 1920, la città viene occupata dai soldati russi rivoluzionari  e membri dei Soviet che,- si diceva – fossero atei. Il porto di Novorossisk comincia a spegnersi economicamente perché circola sempre meno danaro, iniziano a verificarsi risse tra la popolazione russa e i Greci pontici, divenuti apolidi e poveri. E presto arrivano anche  i controlli  socialisti, la riscossione di tasse mensili indipendentemente dai guadagni e pesanti restrizioni miranti a regolamentare la vita quotidiana.

Un romanzo storico che è sorretto e impreziosito dalle testimonianze, vere e tangibili, di alcuni dei suoi personaggi che l’autore ha conosciuto molti anni fa e che danno al testo un colore e una forza speciali. Grazie a questo autore, senza compiacimenti letterari, parlano in modo molto semplice Lefteri, Artemisia, Nicos e gli altri testimoni perchè è così che deve essere.E non ci potrebbe essere un’immagine più potente delle loro parole per gridare il dolore che mette insieme tutti i popoli oppressi della terra.

 

 

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